Manoscritto sapenziale femminile

Il manoscritto latino che in questo volume si presenta e si traduce, corredato da note di commento, è pervenuto alla nostra casa editrice nelle circostanze enigmatiche cui si allude nella prefazione dell’editore.
Esso si può ricondurre alla tradizione alchemica o ermetica: ci si riferisce a quella corrente sapienziale che, sotto la complessa chiave simbolica dei metalli e dei procedimenti chimici, celava forse un’opera interiore, anzi una vera e propria Scienza spirituale e segreta finalizzata al superamento verso l’alto dell’essere umano, fino ad ottenere un modo d’essere divino.

Di norma si tende a considerare l’Alchimia come una tradizione maschile, anche perché in effetti si presume che la quasi totalità dei testi che ci sono pervenuti siano stati scritti da maschi, anche se a volte i loro autori non sono stati chiaramente identificati Il manoscritto qui tradotto sembra smentire questa ipotesi: esso si rivolge esplicitamente a delle Donne e fa riferimento ad energie e metodi particolari, intesi come prerogativa esclusivamente femminile.
D’altra parte i presupposti e gli obiettivi sembrano essere i medesimi: purificare e perfezionare le “sostanze” di cui l’essere umano è composto per liberarle dalla prigione della materia; armonizzare con consapevolezza e costanza ciò che normalmente è disarmonico e passivo; utilizzare le energie nascoste e dormienti nella compagine umana per conoscere dimensioni superiori luminose. In quest’opera di trasformazione, secondo il Testo, sarebbe fondamentale anche il contatto con altre misteriose “Sorelle”, cioè le Donne che conducono una stessa Opera; con esse anzi ci si potrebbe riconoscere molto simili, in quanto tutte figlie di un’Unica Madre.Si deve anche dire che viene spesso citata, come principio di riferimento, una figura divina femminile, detta Signora Perenne. Essa può forse far pensare ai culti femminili rivolti alla Grande Dea, diffusi fin dalla preistoria in moltissime parti del mondo: culti che peraltro, più che essere rivolti a Dee diverse, potrebbero appunto essere stati finalizzati a conoscere e forse perfino ad identificarsi con i mille differenti volti di un’unica grande Madre del cosmo e della natura.

Nel presente libro un saggio introduttivo valuta proprio l’ipotesi che anche il testo alchemico che qui si traduce, e che viene stampato integralmente nella prima parte dell’opera, anche per la bellezza e l’originalità della grafia, sia ricollegabile a questa misteriosa tipologia di culti femminili arcaici. In particolare, da alcuni riferimenti interni, esso sembrerebbe potersi riferire al culto di Anna Perenna, una Dea italica pre-romana, connessa alla luna ed al flusso di energia vitale che continuamente genera gli esseri e le forme.
Dunque, se tale ipotesi fosse vera, anche questo libro potrebbe ricollegarsi ad una corrente di Conoscenza femminile mirante a reintegrare l’essere umano, ed in particolare la donna, nell’Energia cosmica, superando i limiti storici.
Una Conoscenza che appunto, al decadere delle religioni antiche, si sarebbe nascosta sotto i complessi ma affascinanti simboli dei metalli, dei fuochi e delle trasformazioni alchemiche.

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La voce dell'antica Madre

Secondo alcuni studiosi del Mito vi fu un tempo in cui la religiosità delle genti fu rivolta sopratutto all’aspetto femminile della divinità.
Quel lontanissimo periodo fu denominato età della Madre o era dell’Argento.
Si può supporre che in quel tempo esistettero delle sacerdotesse che praticavano dei culti che avevano lo scopo di creare tra le donne, e la Dea primigenia alla quale esse si rivolgevano, una tale sintonia da fare in modo che alcune di esse potessero divenire sempre più simili a Lei fino a diventarne il riflesso e la manifestazione nel mondo.

Del resto nei tempi antichi era ben contemplata la possibilità di farsi talmente simili agli Dei da entrare a far parte della loro dimensione. Ma se questa possibilità fu cantata e descritta in numerosi poemi epici arcaici di molte parti del mondo con riferimento ad un uomo, ben pochi spunti di un’analoga trasformazione femminile possono essere trovati nell’antica letteratura. Forse le donne quando intraprendono tale trasformazione, quando iniziano il viaggio che può portare a fondersi con l’antica Dea Madre, preferiscono farlo con maggior riservatezza, operando con più discrezione e silenzio degli uomini.
E sicuramente, anche se esistono ben poche fonti che ne parlino, si può ritenere che il processo di iniziazione della donna, la sua integrazione nella Dea Madre sia avvenuto e forse, pur con molte maggiori difficoltà dei tempi antichi, potrebbe ancora avvenire.
È proprio della possibilità di una ricerca iniziatica femminile che tratta il presente libro.
In esso l’Autrice immagina che delle donne che sentono in sé la nostalgia degli antichi tempi della Madre, si rivolgano all’antica Dea ed instaurino con Essa un dialogo, durante il quale ricevono tutta una serie di consigli e di suggerimenti aventi lo scopo di aiutarle a diventare, malgrado i tempi, delle sue figlie.
A realizzare cioè in se stesse lo stesso stato di perenne armonia, di gioia e di naturale spontaneità, che caratterizzava le antiche sacerdotesse dell’antica Grande Madre.

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Alla ricerca della luna

Gli antichi e misteriosi culti di Iside, di Cibele, di Demetra, di Freya, di Astarte, di Semele, di Diana, di Nut e molti altri, sono ancora oggi quasi del tutto sconosciuti agli storici ed agli studiosi delle forme religiose ed iniziatiche dei popoli antichi.
Ben poco, infatti, si può congetturare su di essi basandosi sugli scarsissimi reperti archeo- logici che sono giunti fino ai nostri tempi, o sulle ancor più scarse testimonianze scritte che li riguardano.
È ragionevole pensare che tali culti fossero in molti casi delle forme misteriche, riservate nel modo più rigoroso alle donne, che furono sempre protette da un velo di riservatezza e di silenzio se possibile ancor più fitto delle corrispondenti tradizioni iniziatiche maschili. In questo testo l’Autrice, che aveva già trattato tematiche simili nel suo precedente romanzo, La danza delle anime luminose, affronta proprio la questione del significato profondo dei sopracitati misteri, nell’ipotesi che essi siano, al di là delle differenze contingenti, tutti manifestazioni di un’unica corrente iniziatica femminile, la cui origine potrebbe persino risalire all’inizio dei tempi. Tale tradizione avrebbe avuto infatti il senso di permettere a quelle poche e fortunate donne, che ne fossero state degne, di raggiungere la Luna, ovvero l’archetipo femminile della Grande Dea, che è la madre amorosa ed eterna da cui tutto il cosmo è stato generato.

E proprio a questa Dea si dovrebbe riferire l’espressione della vera femminilità, libera da condizionamenti, da vincoli, da problemi, da sensi di colpa e da moralismi, quale forse fu la femminilità delle donne di tempi talmente antichi che oggi se ne è perduto persino il ricordo.
Una femminilità il cui raggiungimento potrebbe significare l’aver ritrovato in modo stabile il contatto con la parte più profonda di se stesse.
Una femminilità arcaica, pura, amorosa e gioiosa, che forse si potrebbe ritrovare intendendo il messaggio di amore e di libertà che la natura incontaminata potrebbe ancora dare a chi ha la sufficiente sensibilità per intenderlo, od anche incontrando per volere del destino qualche rara e misteriosa figura muliebre, magari celata sotto un’apparenza di completa normalità, che potrebbe ancora possedere la chiave dell’antico mistero delle donne, ovvero conoscere il modo per poter andare sulla Luna.

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Le Figlie della Donna di Rame

Sicuramente non molte persone sono a conoscenza dell’importanza che aveva nei tempi antichissimi la trasmissione diretta da anziano a discepolo di riti e di segreti iniziatici, finalizzati alla realizzazione di stati d’essere sovra umani se non divini. In effetti su queste tecniche si basava forse il senso della vita delle popolazioni arcaiche prima che nascessero le religioni ed i riti collettivi e prima che l’egoismo individuale e la ricerca delle artificialità che contraddistinguono i moderni miti, materialisti e consumisti, riuscissero a dare uno scopo, certamente ben più limitato, all’esistenza dei singoli.Ma sicuramente ancora di meno sono coloro che suppongono che tale trasmissione non fosse solo maschile come si ritiene generalmente oggi. Infatti esistono diverse documentazioni originali sulle pratiche di iniziazione maschile, mentre sono praticamente inesistenti delle testimonianze riguardanti l’iniziazione femminile. Il libro di Anne Cameron è invece una rarissima e preziosa testimonianza di una trasmissione femminile da donna a donna che risale all’inizio dei tempi. È sicuramente sorprendente il fatto che tale trasmissione, che è stata raccolta dall’autrice presso le ultime donne della tribù indiana Nootka dell’isola canadese di Vancouver, consapevoli di un antico sapere magico trasmesso appunto attraverso i tempi, sia potuta arrivare fino a noi.

Infatti la tradizione femminile è stata fortemente osteggiata se non perseguitata in tutti i tempi ed in tutti i luoghi sia dalla prepotenza maschile, sia dalle concezioni morali della nuova religione che definì le ultime donne, che possedevano riti e segreti negati agli uomini, streghe e seguaci del diavolo, come successe particolarmente in occidente fino a qualche secolo fa.
Leggendo il libro si potrà notare che tale persecuzione e tale tentativo di sradicare le donne dal loro modo d’essere avvennero anche presso quei popoli lontani, quando i portatori della religione moderna arrivarono in quei luoghi.
Nel libro è descritta la disperata difesa messa in atto dagli uomini e dalle donne del popolo Nootka contro gli invasori occidentali, portatori della nuova religione e precursori del nuovo modo di vivere. A poco però servì il sacrificio anche cruento dei guerrieri e delle donne sapienti. Come unico modo per non essere annichilite ed annientate sul piano fisico, annullando così la possibilità di una trasmissione iniziatica alle donne del futuro, le sagge sapienti Nootka decisero di rendere segreti i loro misteri e le loro conoscenze magiche, come forse avvenne in altre parti del mondo. E del resto si potrebbe pensare che la distruzione della tradizione femminile, così come quella maschile arcaica, sia stata necessaria perché le moderne religioni ed il moderno modo di pensare potessero imporsi presso quei popoli così come in tutto il mondo.
Infatti la concezione della vita e del suo senso, che si può intendere leggendo il libro di Anne Cameron, è del tutto in opposizione con quello di oggi.
Tale opposizione è talmente marcata che forse ben poche donne moderne potrebbero identificarsi nel modo d’essere, descritto dall’autrice, che caratterizzava le antiche indiane dell’isola di Vancouver.
E comunque potrebbe essere stimolante e sorprendente conoscere quali fossero i miti e gli obiettivi esistenziali delle antiche sapienti del popolo Nootka, che sono probabilmente il modo di essere di tutte le donne arcaiche, che sono stati tra mille difficoltà segretamente trasmessi fino ai nostri tempi.
Forse, conoscendoli, qualcuna potrebbe iniziare un difficilissimo ma entusiasmante tentativo per intendere la vera ed originale essenza della natura femminile, piena di magia, di libertà, di gioia e di amore.

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La casa dell Donne dagli occhi luminosi

Una giovane ragazza, che nella sua pur breve vita ha già avuto modo di sperimentare la miseria che la circonda, incontra un giorno Sofia, la donna che, avendo riconosciuto in lei i segni di un destino non comune, può aiutarla a riscoprirlo.
Le difficoltà della protagonista del racconto, che sembrano inizialmente di ordine fisico, rivelano invece alla saggia Sofia una sofferenza ben più profonda, causata piuttosto dall’estraneità che l’anima della ragazza prova nei confronti della vita che conduce.
Seguendo il consiglio di recarsi da una Guaritrice, la giovane si ritrova a vivere in un luogo fuori dal tempo, circondata da figure femminili che, pur tanto differenti l’una dall’altra, la sconvolgono per ciò che fanno e per la luce che emanano nello sguardo che le rende così simili. Sarà con l’aiuto delle Donne dagli occhi luminosi, e del luogo colmo di buone e misteriose energie in cui vivono, che la protagonista troverà il coraggio e lo slancio necessari a scoprire il significato reale della sua esistenza. Come in un’antica fiaba iniziatica, la fanciulla dovrà affrontare prima di tutto se stessa, i propri dubbi, i luoghi oscuri della propria parte più umana, fino a compiere una vera e propria discesa nel profondo, laddove potrà ritrovare ciò che la ricongiungerà, ancora una volta, alla Madre di ogni cosa, a colei che dall’inizio dei tempi dà origine alla bellezza, all’armonia e alla vita.Una fiaba come quelle di tanto tempo fa. Una fiaba che propone obbiettivi esistenziali molto lontani da quelli ricercati nel mondo di oggi. Obbiettivi che se pur per quasi tutte le donne contemporanee non sono neppure concepibili, potrebbero essere ancora acquisibili da quelle poche fortunate destinate a conoscere gli antichissimi Misteri della Dea primordiale.

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La danza delle anime luminose

È la storia di una ragazza simile a tante altre che si possono incontrare nelle vie e nelle piazze delle città e dei paesi.
Una ragazza che può avere i nomi di tutte quelle giovani donne di ogni parte del mondo, che non riescono a trovare un appagamento totale nei divertimenti e negli interessi caratteristici dei loro coetanei e che per questo motivo a volte vengono colte da un senso di vuoto, di inutilità ed anche da frequenti crisi di pianto.
Ma ad un certo punto la protagonista del libro incontra una misteriosa ed affascinante donna,che le suggerisce di dare alla sua vita uno scopo completamente diverso. Le propone infatti di trasformare totalmente se stessa, liberandosi di tutte quelle idee, quei modi di giudicare e di comportarsi che caratterizzano le donne moderne, per ritrovare in se stessa l’assoluta naturalità e l’istintualità della donna primordiale. In questo modo forse potrà conoscere l’antica e misteriosa Magia femminile e dare un senso alla sua vita ben più profondo e completo e comunque non limitato solamente al lato materiale e fenomenico della realtà.

Il libro descrive, passo dopo passo, la trasformazione della giovane donna, i suoi stati d’animo, i suoi pensieri, i suoi problemi e la sua graduale scoperta di un nuovo modo d’essere, non più limitato e definito unicamente dalla dimensione storica e materiale che tutti conoscono.
La protagonista, anche grazie agli insegnamenti che riceve, riuscirà a prendere coscienza del fatto che la sua anima femminile è in qualche modo in relazione con ogni aspetto della natura nella quale si riflettono, per chi abbia acquisito una sufficiente sensibilità per intuirlo, l’amore ed il potere generativo della Grande Madre, ovvero di quell’entità femminile di armonia nella quale probabilmente cercavano di reintegrarsi nei tempi arcaici le fanciulle che venivano iniziate ai Misteri femminili.
Un libro che potrebbe commuovere e forse dare qualche suggerimento a quei giovani e sopratutto a quelle giovani che non si accontentano di ciò che è appagante per la grande maggioranza dei loro coetanei.

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L'antico Fuoco delle Donne

In un piccolo pianoro tra le colline esisteva in tempi antichissimi un tempio in cui venivano celebrati i Misteri della Grande Madre.
Però con l’avvicinarsi dei tempi moderni essi, a causa delle persecuzioni ed anche della sempre minor capacità delle donne di intendere quei Misteri, caddero in disuso fino ad essere dimenticati.
Ma l’anima di un’antica sacerdo- tessa si incarna, proprio con lo scopo di riaccendere in quel tempio dimenticato il Fuoco rituale, nel corpo di una bambina figlia di normalissimi genitori.
Essa nascendo perde però il ricordo di chi era e di quale sia la missione che deve compiere e prova solamente un insopprimibile disagio nei confronti del mondo che la circonda. Tale malessere sembra destinato a crescere negli anni e ad aggravarsi sempre di più, fino a quando un’Entità fatata compare alla bambina, spiegandole il senso della sua vita ed impartendole degli insegnamenti che hanno lo scopo di farle riottenere segretamente i suoi magici poteri di sacerdotessa. Tali insegnamenti, fatti anche di sogni durante i quali la fanciulla rivive i tempi antichissimi in cui era stata iniziata ai Misteri della Grande Madre, proseguono fino a quando, in età adulta, ella non ritrova la piena consapevolezza della sua sacralità.

A questo punto ella incontrerà delle seguaci che, malgrado le difficoltà dei tempi e contro il comune modo di pensare, cercano in ogni modo di ritrovare l’antica magia femminile persa e dimenticata.
Assieme ad esse l’antica sacerdotessa rinata, accenderà nuovamente il Fuoco sacro nel tempio nascosto della Grande Madre, dando vita ad un nuovo ciclo di trasmissione iniziatica femminile.
Un racconto di incanti e di magie, di fatti inquietanti e meravigliosi, che potrebbe sembrare di pura fantasia, ma che, come afferma l’Autrice nella sua prefazione, forse narra una storia che, pur sembrando incredibile, potrebbe essere reale.

 

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Storie e racconti delle arti Marziali

La Via delle Arti Marziali, come è insegnata dai rari Maestri autentici, è uno dei fili d’Arianna che può condurre alla vera saggezza.
I protagonisti di questi racconti, provenienti dalle tradizioni dell’estremo Oriente, insegnano che la verità non può essere ricercata e percepita se non nel segreto dell’anima, attraverso un cammino interiore che porta inevitabilmente a scontrarsi con il vero nemico: l’ego e le sue limitazioni.
Entro questa chiave, anche la padronanza tecnica o la forza fisica risultano secondarie.In ogni ora del giorno, in ogni istante della vita, superare la paura, la brama di affermarsi, le forme mutevoli del pensiero, la burrasca delle emozioni e dei sentimenti per liberare lo spirito, questo è il vero combattimento, questo è l’ultimo di tutti i segreti.

Non essendo delle lezioni di morale, queste storie esemplari non vogliono dimostrare nulla. Il loro scopo è un altro: suscitare delle domande che hanno come unica risposta la pratica.

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Il serpente e il fuoco sacro

Questo libro documenta con precisione, intelligenza e sensibilità la storia di un’arte che ha inizio 5500 anni prima di Cristo. Tema comune sembra esserne la celebrazione di un principio generativo che, pur nella sorprendente varietà di simboli e di motivi, in ogni parte del mondo era inteso, percepito e celebrato come forza soprannaturale che presiede al mistero della nascita, della morte e del perpetuo rigenerarsi.
I petroglifi, i pittogrammi e le incisioni presenti nel ricchissimo apparato iconografico raccolto dall’autore celebrano la fertilità e l’abbondanza datrici di vita, suggerendo al contempo la venerazione di un potere spirituale - quello dell’archetipo generatore androgino - che poteva essere sentito nelle caverne e nelle sorgenti, nella bellezza del paesaggio così come nella potenza della sessualità umana e non umana.

Forma sacra e rituale, molto più profondamente che espressione di una creatività personalistica, di questa spiritualità l’arte rupestre è vibrante testimonianza incisa nella roccia.

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Ipotesi sulla Guarigione

Il modo tradizionale o arcaico di rapportarsi a tutte le realtà della vita potrebbe essere stato molto differente da quello moderno.
Anche la malattia e la guarigione avevano, presso i popoli antichi e quelle popolazioni che fino a pochi secoli o decenni fa avevano mantenuto un modo d’essere simile a quello tradizionale, un senso molto diverso da quello di oggi.
Quelle genti erano probabilmente a conoscenza di tecniche, riti e comportamenti, forse ereditati da epoche talmente lontane che se ne è perso il ricordo, che permettevano di guarire dalle malattie senza il ricorso ai medicinali chimici oggi in uso, né alla chirurgia.Gli antichi sapevano guarire con le sostanze naturali, con le erbe, con i canti magici, con la semplice azione analogica di quegli individui che, per l’opera di guarigione profonda, compiuta in primo luogo su se stessi, erano ritenuti insieme maghi e terapeuti. Alcuni di questi uomini e di queste donne, forse, erano addirittura in grado di guarire se stessi e gli altri, senza intervenire in alcun modo sul piano materiale. La malattia infatti non era considerata, come invece si fa oggi, esclusivamente come qualcosa che riguardasse solo il corpo, e nemmeno solo la dimensione psicofisica dell’uomo, bensì l’integralità del suo essere.

Evidentemente ciò presupponeva la credenza, e forse anche la conoscenza, di qualcosa che fosse radicalmente al di là non solo del piano materiale, ma anche di tutto ciò che è ego, personalità e mente.
Attualmente tali concezioni della malattia e della guarigione sono del tutto ignorate e quasi sempre vilipese dalla moderna scienza ufficiale.
Esse sono relegate nell’ambito della superstizione e della magia, e sono considerate indegne di essere conosciute, se non come curiosità prescientifiche caratteristiche dei popoli primitivi.
Ma forse i modi arcaici di combattere la malattia potrebbero, in certi rarissimi casi, funzionare ancora oggi.
Il presente saggio, basato su quanto di tali conoscenze e di tali tecniche è giunto fino ai nostri giorni, magari sotto forme non facili da interpretare, ha l’intento di provare ad analizzare, secondo un metodo ipotetico, tali tecniche di guarigione.

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Kokopelli

.Kokopelli è un’immagine universalmente diffusa presso le tribù dei Nativi americani del Sud-Ovest. Si tratta di una figura antropomorfa stilizzata, itifallica e dotata di misteriosa gobba, sempre raffigurata nell’atto di suonare il flauto.

Molteplici sono le sue valenze: trickster, mago e viaggiatore proveniente da un’altra di-mensione, è portatore di abbondanza, fertilità e buona fortuna.

Il presente libro, unico nel suo genere e sinora mai edito in Italia, espone dettagliatamente gli aspetti di questo archetipo connesso a molteplici elementi naturali e simbolici. Il magico flauto e la danza avevano la funzione di aprire porte verso regni sottili; la suagobba celava i semi e le piogge necessarie alla vita in terre aride; il fallo eretto era strumento e simbolo di un amore sempre giocoso e gioioso.

Questi attributi sono ricavati con rigore scientifico e completezza da oltre trecento immagini, tra illustrazioni e fotografie, che corredano l’opera.

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Le streghe nell'Europa occidentale

Margaret Murray, in questo saggio pionieristico che venne pubblicato nel 1921, e che qui si ripropone, sostenne per la prima volta la tesi secondo cui la stregoneria risalirebbe all’epoca precristiana. La studiosa propose di chiamare il culto delle streghe come “culto di Diana”, in riferimento alla divinità lunare romana, Signora delle selve e delle fiere, protettrice delle donne, vergine e cacciatrice.
In altri termini le cosiddette streghe rappresenterebbero un retaggio di una “religione” ancestrale connotata da matrice femminile-lunare e diffusa presso i popoli dell’Europa Occidentale in una fase storica pre-agricola, dunque persino antecedente allo sviluppo dell’agricoltura quale sistema preminente per l’approvvigionamento del cibo.

Con l’affermarsi del monoteismo cristiano in epoca storica, tale retaggio venne diffamato e perseguitato.
L’Operasi caratterizza principalmente come una raccolta di testimonianze: l’Autrice scelse di trattare le deposizioni delle accusate di stregoneria come dati etnografici, per mezzo di un approccio antropologico privo di pregiudizi, senza tralasciare dettagli apparentemente impressionanti o illogici.
Riportando, con estremo rigore e dovizia di dettagli, tali testimonianze dirette sino ad allora inedite, Margaret Murray mostrò come i culti delle streghe fossero connessi alla natura, alla fertilità e disponessero di attributi profondamente gioiosi: aspetto, quest’ultimo, in genere frainteso e travisato dagli inquisitori e dall’opinione comune.
Un libro in grado di svelare, tra le righe, ciò che è stato realmente e ciò che è stato negato.

 

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Dionisio e le Donne

Anche se la folle e potente gioia rappresentata dall’antica divinità cui i greci diedero il nome di Dioniso, la sua conoscenza priva di pensiero e di ragione, la sua libertà infinita che non conosce limite alcuno non può essere per sua natura tradotta in parole né mediata da scritti, questo libro cerca, addentrandosi negli affascinanti miti o culti tramandatici in proposito, di testimoniare l’esistenza, almeno in tempi remoti, di stati d’essere e modi di sentire caratterizzati dall’amoroso ed armonico impeto simboleggiato da questo Dio e dal suo corteo ebbro e felice.Le leggende dionisiache raccolte in questo scritto sembrano riportare, come un antico sentiero non percorso da molto tempo e dunque ormai cancellato e reso invisibile da un folto rigoglio di erbe, in un mondo lontanissimo, oggi quasi inimmaginabile, primordiale, selvaggio, naturale, istintuale, un mondo privo delle regole e delle leggi imposte dalla cosiddetta civiltà, antecedente al sistema delle convenzioni sociali, non dominato dalla logica, dalla ragione, dalla materialità o dal denaro, perciò completamente opposto a quello odierno. Una realtà in cui alcune fortunate donne sapevano ancora sentirsi libere come animali selvatici, abbandonare il pensiero, incantarsi, smarrire la propria limitata individualità personale in un Amore infinito ed eterno, conoscere Eros dentro se stesse come un soffio divino, un entusiasmo sacro che imperversa come un forte vento portando via ogni nube, travolgendo ogni pesantezza od ostacolo e rendendole tutte sorelle, differenti manifestazioni di una medesima luminosa essenza. Alcune fanciulle seguendo Dioniso nella foresta, abbandonando casa, famiglia, buon senso, perbenismo, serietà, normalità, e insomma tutto ciò che impedisce di conoscere dentro questo Dio ebbro oltre ogni misura “che rende folli le donne”, sembra potessero raggiungere dimensioni di gioia e di luce, oltre il corpo e la mente, di estatica, fatata beatitudine, fino a conoscere un’antica, immensa, impagabile libertà femminile che oggi sembra non essere più possibile. Nonostante i tempi tuttavia, di tale libertà qualche rara fanciulla potrebbe percepire istintivamente una struggente nostalgia ed a questa ipotetica sensibile lettrice pare rivolgersi un libro simile, che potrebbe essere inteso come un tentativo di incoraggiamento a non abbandonare mai quella difficilissima ricerca, cui tutta la società contemporanea si oppone sistematicamente, volta a tentare in ogni modo di “ritrovare nel profondo un’energia imprevedibile, improvvisa, sconvolgente e gioiosa paragonabile ad un forte vento che infuria in una foresta selvaggia e vergine, a un animale selvatico che corre nel folto di un bosco, alla picchiata d’un rapace, o al frangersi imperioso di un’onda sullo scoglio, quell’energia multiforme cui gli antichi Greci diedero il nome d’un Dio, Dioniso”.

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Delle antiche danze femminili

Il significato delle danze odierne è noto a tutti e si potrebbe dire che esse abbiano principalmente lo scopo di un divertimento, di uno spettacolo, di un corteggiamento ed in certi casi, come nella danza classica, di una rappresentazione artistica. Se però si pensasse a come potevano essere le danze di qualche migliaio di anni fa e sopratutto al senso che esse potevano avere, si potrebbe forse prendere atto che gli scopi per cui esse venivano eseguite fossero totalmente diversi da quelli per cui oggi si danza. Nel presente saggio viene approfondito appunto il senso delle danze arcaiche e tradizionali sopratutto femminili, fino a scoprire una causa comune in ogni antica manifestazione coreutica delle donne. L’autrice dimostra infatti, con ricerche approfondite, che la danza femminile dei tempi primi aveva quasi sempre dei significati magici e rituali.

Essa non era quindi, così come oggi è, un semplice divertimento né una valvola di sfogo che permettesse l’evasione, anche se per un tempo limitato, dalla realtà del quotidiano, dallo stress e dalle problematiche individuali. Le donne di allora non danzavano per compiacersi della propria capacità di eseguire un ritmo, di muoversi in modo aggraziato e seducente o per manifestare il proprio potere attrattivo nei confronti del maschio. Le loro danze, come testimoniano certi studiosi contemporanei e molti antichi autori di ogni parte del mondo, erano sopratutto sacre e finalizzate ad uno scopo magico od addirittura in certi casi ad una conoscenza trascendente e cioè ad avere estasi di tipo sciamanico, che la danza poteva appunto propiziare.
Sono sopratutto questi gli aspetti della danza arcaica ricercati, analizzati e spiegati dall’autrice che ripropone alle contemporanee un modo di danzare simile a quello praticato dalle donne dei tempi arcaici.
Tale ricerca potrebbe essere attuata danzando, in modo totalmente diverso da come oggi si usa, certi balli di tipo primitivo che ultimamente sono ritornati di moda in Occidente, come la danza del ventre e la hula delle isole hawaiane.

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Vite degli ottantaquattro Siddha

L’antico testo che qui si presenta raccoglie le vite di ottantaquattro Siddha, grandi maestri tantrici buddhisti.
Raccontate con semplicità e freschezza, e al contempo con una grande profondità, queste biografie intendevano essere fonte d’ispirazione per una reale ricerca di libertà spirituale. Furono infatti narrate per testimoniare, non certamente in senso storico, l’essenza dell’insegnamento tantrico, in modo diretto e vivace, nello spirito anti-intellettualistico che fu proprio di questi illuminati capaci di destare meraviglia e stupore.
Il loro insegnamento è riferito mantenendo intatta e viva la capacità di trasmettere il senso e la bellezza di una vocazione spirituale autentica.Il carattere libero, anticonformista, e imprevedibile della loro pratica dona al racconto intensità, e suona come un invito a mettersi alla ricerca della realizzazione.Il comportamento di questi Siddha può sulle prime apparire illogico, amorale, incomprensibile: non rispettano regole, istituzioni, precetti, e compiono azioni che sarebbero ritenute deplorevoli dal senso comune. E pur tuttavia sono puri, senza macchia né nome, senza inizio né fine, senza limiti; si realizzano nell’abbraccio con le loro consorti, le yoginī, e utilizzano ogni atto quale mezzo di crescita interiore. Ogni loro azione è sempre espressione spontanea di folle saggezza e, nonostante il loro indecente modo di presentarsi, mostrano di aver ottenuto la conoscenza.

Un puntuale corredo di note esplicative e una complessa introduzione a cura del traduttore chiariscono e approfondiscono i passi connessi ad aspetti dottrinali specifici, ma per molti versi questi racconti, nell’accurata traduzione di Elio Guarisco, parlano da sé

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Voci sciamaniche

 la vocazione sciamanica conduce spesso il neofita nei terreni più selvaggi, in un mondo abitato soltanto da animali e da spiriti. In questi luoghi remoti i sacri misteri, che tutto permeano pur non essendo visibili ad alcuno, possono trovar modo di penetrare la mente umana. Per lo sciamano, come per l’anacoreta tibetano e per molti veggenti e visionari, l’ambiente naturale incontaminato è il luogo per evocare la solitudine selvaggia interiore e personale, “la grande pianura nello spirito”, ed è soltanto qui che le voci del profondo si innalzano a canto. Il tacito linguaggio di deserti, montagne, altipiani e foreste intatti istruisce da un luogo che è al di là dell’idea, del concetto e del costrutto.

Gli sciamani sono guaritori, veggenti e visionari che hanno vinto la morte. Essi sono in comunicazione con il mondo degli dèi e degli spiriti. Possono abbandonare il corpo quando si involano verso reami non terrestri. Sono poeti e cantori. Danzano e creano opere d’arte … Ma, soprattutto, gli sciamani sono dei tecnici del sacro e padroni dell’estasi

 

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Il guerriero nell'India

Il termine “guerriero” ha assunto nei tempi attuali una connotazione e valenza che nulla hanno a che vedere con l’autentica figura guerriera delle società arcaiche. In epoche precedenti l’attuale Era cosmica, descritta nella tradizione hindū come Kali-yuga, ovvero Età perdente, oscura e caotica, forse combattere implicava, prima di tutto, una feroce battaglia contro miserie, brutture, piccolezze, banalità e volgarità, da equiparare a polvere se confrontate alla dimensione di Armonia trascen- dente e luminosa.
L’obiettivo esistenziale del guerrie- ro consisteva dunque nel sacrificio dell’io, ovvero del principio egoico, al Sé, eco del divino e in sintonia con la Realtà autentica.Tale anagogica condotta è chiaramente rintracciabile nel Mahābhārata, il più importante, antico ed esteso poema epico hindū. In esso Arjuna, figlio del Re degli Dèi Indra, vive esperienze non comuni, incontrando energie divine e affrontando potenze infere ed oscure. L’eroe compie un percorso iniziatico verso la Luce, riuscendo a superare momenti di dubbio e sconforto grazie, soprattutto, alla sapiente guida dell’auriga divino Krsna. Questi condurrà lo ksatriya, ovvero il guerriero, alla conoscenza dell’azione yogica pura, guidata dall’alto e orientata verso l’alto.

Forse per la maggioranza degli uomini di oggi, costantemente in balìa di stati d’animo altalenanti e mutevoli, ingabbiati in sterminate concatenazioni di pensieri, le azioni di Arjuna, la sua tenacia nel perseguire l’energia trascendente, ma anche i dubbi e le incertezze che lo caratterizzano, potrebbero apparire futili e sterili comportamenti.
Tuttavia, pochi altri potrebbero forse considerare le gesta di Arjuna, al di là del velo allegorico e simbolico che le avvolge, come azioni in grado di nobilitare un’esistenza, rendendola degna di essere vissuta, poiché orientata verso uno scopo preciso, sovraindividuale e trascendente, estraneo a banalità e meschinità oggi tanto in voga.

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La Via dello Sciamanesimo Boreale

Lo sciamanesimo va oggi molto di moda nel grande “supermarket dell'occulto”, che dovrebbe sod- disfare le esigenze di trascendenza di quanti, tra i nostri contemporanei, non sono appagati dalle forme di religiosità e di spiritualità dominanti in questi tempi.
In molti oggi si proclamano sciamani, senza magari neanche sapere il senso etimologico di questa parola o il ruolo e la funzione che i veri sciamani avevano nelle culture primordiali.
Ma il fatto che ci siano degli individui che si attribuiscono delle caratteristiche che in realtà non posseggono, magari a scopo di lucro od al fine di irretire delle persone ingenue o prive di capacità discriminanti, nulla toglie alla maestosità della figura del vero sciamano, che l'autore descrive basandosi anche su riscontri oggettivi di numerosi e autorevoli esperti dell'argomento. Lo sciamano è un uomo dotato di una grande forza interiore che, dopo aver percorso una Via iniziatica sotto la guida di un vero maestro e dopo aver compiuto una difficile opera di rettificazione e di distacco all'interno del suo animo, ha raggiunto una dimensione che difficilmente può essere compresa da chi non l'ha a sua volta raggiunta, e che l'Autore definisce il modo d'essere dell'uomo reale.

La sapienza e la conoscenza che egli acquisisce è tale, e soprattutto si riferisce a dimensioni poste così oltre il limite del mentale, del logico e del razionale, che qualsiasi paragone tra un sapiente dei nostri giorni ed uno sciamano vedrebbe quest’ultimo - secondo l'Autore - sicuramente vincente, dato che lo sciamano ha imparato a conoscere, per averlo personalmente sperimentato e non per averlo sentito dire o per averlo letto sui libri, ciò che sta oltre la vita e la morte fisica, sa ‘volare’ nei mondi paralleli divini ed inferi, sa parlare con gli Dèi e con i demoni ed è in grado di guarire le malattie con la sua magia ed i suoi riti.
L'Autore nel presente volume approfondisce in modo particolare l'analisi e lo studio dei mezzi operativi che lo sciamano usa per ottenere la sua conoscenza iniziatica. Descrive pertanto in modo minuzioso la fabbricazione del tamburo rituale e le tecniche d'uso di questo strumento, mettendo in evidenza le differenze e le analogie esistenti tra i vari popoli, presso i quali è sopravvissuta fino ai nostri giorni la tradizione sciamanica, che egli ritiene essere stata, in tempi antichissimi, un patrimonio comune di tutte le civiltà arcaiche.
Egli descrive inoltre i metodi grazie ai quali lo sciamano entra in rapporto con gli spiriti, le entità invisibili e con il proprio totem, spiega la differenza tra il vero sciamanesimo, la trance ed i culti di possessione, riporta diverse autorevoli testimonianze di viaggi sciamanici nei “mondi paralleli”, accenna alle tecniche d'uso delle sostanze allucinatorie al fine di ottenere esperienze sciamaniche e mette in evidenza in più punti del libro la similitudine esistente tra lo sciamanesimo nordico e le tecniche alchemiche occidentali.
Non mancano alcuni interessanti riferimenti alle pratiche operative dello sciamanesimo femminile, anche se il segreto, che da sempre ha caratterizzato questo argomento, ha permesso all'Autore di darne dei riferimenti solo parziali.

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